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L’Odissea di Nolan: Tra Marketing Aggressivo e un Ulisse Inaspettatamente Umano

Voto recensione 7.5/10
Di Giuppy 3 min

Sono le 3:00 di notte e sono appena tornato dalla sala. Mentre il mondo della critica si spacca tra chi grida al capolavoro assoluto e chi lo definisce un disastro totale, io mi ritrovo in una posizione insolita per i miei standard: esattamente nel mezzo. L’ultima fatica di Christopher Nolan è un film profondamente imperfetto, ma con dei pregi che lo rendono, nonostante tutto, un’esperienza cinematografica necessaria.

Il “Caso” 70mm e le Scelte di Marketing

Prima ancora di parlare della pellicola, è impossibile non menzionare il rumore mediatico che ha preceduto l’uscita. Dalle polemiche sul casting alla “necessità” del formato 70mm IMAX, ho avuto la netta sensazione che ci trovassimo davanti a manovre di marketing piuttosto che a reali necessità autoriali.

Ho visionato il film in un classico 35mm e, onestamente? È godibile quanto basta. Questo mi spinge a chiedermi se l’ossessione per l’IMAX di Nolan non sia diventata una sorta di “nuovo Barbenheimer”, un modo per spingere la gente in sala (viste le pochissime sale attrezzate nel mondo) più che una scelta funzionale al racconto. Anche le polemiche sul casting dei personaggi di colore o sull’armatura di Agamennone svaniscono davanti allo schermo: lo screen-time di questi elementi è minimo e gli attori sono tutti perfettamente in parte. Nolan non ha bisogno di questi mezzucci; il suo cinema dovrebbe parlare da sé.

Nolan e il Fantasy: Un Rapporto Complicato

C’è un punto su cui mi trovo d’accordo con la critica più severa: Nolan non è un regista “da fantasy”. Le creature mitologiche e gli dei sono forse l’anello debole della catena. La scena di Polifemo, ad esempio, soffre di una scrittura e di un montaggio che definirei quasi pigri.

Tuttavia, paradossalmente, la scelta di accantonare l’aspetto magico per concentrarsi sul conflitto umano di Ulisse è ciò che salva il film. Nolan dà il meglio di sé quando racconta l’uomo contro se stesso e contro il tempo (basti pensare a Memento). In questo adattamento, l’Odissea diventa un viaggio psicologico, dove gli dei sono quasi un pretesto narrativo per esplorare la resilienza umana. Se cercate la fedeltà assoluta al poema omerico, rimarrete delusi; se cercate un dramma potente, potreste restare sorpresi come lo sono stato io.

Interpretazioni e Scene Action

Matt Damon offre una prova monumentale. È un Ulisse invecchiato, distrutto, quasi irriconoscibile, che regge il peso del film sulle sue spalle insieme a una Penelope (interpretata da Anya Taylor-Joy) finalmente scritta con forza e dignità. Anche il personaggio di Atena, pur partendo in sordina, regala un colpo di scena finale che dona una nuova chiave di lettura a tutta l’opera.

Nota dolente, purtroppo, rimangono le scene action. Come già accaduto in passato (penso al terzo capitolo del Cavaliere Oscuro), il montaggio dei combattimenti risulta a tratti caotico e quasi ridicolo. È il punto più basso di una produzione che, per il resto, trasuda “Cinema con la C maiuscola” da ogni fotogramma.

Conclusioni: Ne vale la pena?

Non è il miglior Nolan — non entra nella mia Top 5 e non raggiunge i picchi di The Prestige — ma è un film che rivedrei volentieri, a differenza di altri suoi lavori recenti. È un blockbuster d’autore che merita la sala: vederlo su uno smartphone significherebbe privarlo della sua magia.

Forse il mio augurio per il futuro è vedere Nolan tornare a budget più contenuti e a storie più intime, dove la sua capacità di scavare nell’animo umano non debba lottare con la necessità di creare il “grande evento” a tutti i costi.

Voto: Un buon film, con troppi difetti per essere un capolavoro, ma troppi pregi per essere ignorato.

Pro

  • Ulisse
  • Attori

Contro

  • Scene action
  • Fantasy
Scritto da

Giuppy

Autore e redattore di Googootz, magazine dedicato a cinema, serie TV, videogiochi e cultura pop.

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