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Due Spicci Recensione: la nuova serie di Zerocalcare su Netflix convince, ma non fino in fondo

Voto recensione 8/10
Di Giuppy 3 min

Due Spicci è la nuova serie animata di Zerocalcare disponibile su Netflix e, dopo il successo di Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, le aspettative erano inevitabilmente molto alte. Proprio per questo motivo sono arrivato alla visione con grande entusiasmo: sulla carta aveva tutte le carte in regola per diventare la mia preferita tra le produzioni animate dell’autore romano.

E invece mi sono ritrovato con sensazioni contrastanti.

Una serie che parte fortissimo

Le prime puntate di Due Spicci mi hanno conquistato immediatamente. Zerocalcare continua a fare quello che gli riesce meglio: raccontare l’ansia, le insicurezze, i dubbi e le fragilità della sua generazione attraverso un linguaggio autentico, ironico e profondamente umano.

Il suo romano, le continue digressioni mentali e quelle infinite “pippe” esistenziali che ricordano a tratti lo Shinji Ikari di Neon Genesis Evangelion rappresentano ancora una volta il cuore pulsante della serie. Se amate il lato più introspettivo dell’autore, qui troverete tantissimo materiale con cui empatizzare.

Ed è proprio questo uno dei maggiori punti di forza della produzione: riesce a farti ridere e riflettere nel giro di pochi secondi.

La trama verticale funziona meglio di quella orizzontale

Se c’è un aspetto che mi ha convinto particolarmente è la gestione delle singole storie e delle situazioni episodiche.

La cosiddetta “trama verticale” è probabilmente la parte migliore di tutta la serie. Molti episodi riescono a raccontare piccoli momenti di vita, rapporti umani e riflessioni personali con una sensibilità che ormai è diventata il marchio di fabbrica di Zerocalcare.

Il problema nasce quando si guarda alla trama principale.

Con il passare degli episodi ho avuto la sensazione che la storia orizzontale procedesse troppo lentamente, fermandosi spesso per lasciare spazio a momenti che, pur divertenti, finiscono per risultare ridondanti. In alcuni punti ho percepito una certa dilatazione del racconto che non sempre aggiunge qualcosa di realmente significativo al percorso narrativo.

Forse una stagione leggermente più corta, oppure con un minutaggio più contenuto, avrebbe reso il tutto più efficace.

Un finale che lascia qualche rimpianto

Il vero punto debole di Due Spicci, almeno per quanto mi riguarda, è il finale.

Dopo una costruzione che sembrava voler portare verso qualcosa di particolarmente intenso o sorprendente, la risoluzione arriva in modo piuttosto rapido e semplice. Alcune intuizioni narrative risultano prevedibili e la conclusione della trama principale mi è sembrata fin troppo sbrigativa rispetto alle premesse iniziali.

Non si tratta di un brutto finale, ma di un finale che lascia la sensazione di poter osare molto di più.

Ed è probabilmente per questo che le ultime puntate mi hanno lasciato un leggero amaro in bocca.

Vale la pena vedere Due Spicci?

Assolutamente sì.

Nonostante le critiche che posso muovere alla seconda metà della stagione e alla gestione della trama orizzontale, Due Spicci resta una serie di grande qualità. Zerocalcare continua a essere uno degli autori più interessanti del panorama italiano contemporaneo e riesce ancora una volta a raccontare emozioni, paure e contraddizioni con una sincerità rara.

Forse non l’ho trovata all’altezza delle aspettative che avevo costruito dopo l’inizio travolgente, ma resta comunque una visione consigliatissima, soprattutto per chi ha amato i lavori precedenti.

Pro

  • Il mix tra umorismo romano e introspezione

Contro

  • Trama orizzontale e ultime puntate
Scritto da

Giuppy

Autore e redattore di Googootz, magazine dedicato a cinema, serie TV, videogiochi e cultura pop.

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